Ieri. Ore 17:40 circa, lasciamo (io e le mie camelie) la macchina in una piccola via nelle vicinanze di una piccola e misteriosa piazzetta, Piazza Mincio. La nostra guida, calma e serafica anche nella tempesta, ci instrada dolcemente verso questo magico posto, l'inizio del quartiere Coppedé: si tratta di una piccola area urbana di Roma, situata nel quartiere Trieste, tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento. In realtà, non è propriamente un quartiere ma pare che venne così chiamato dallo stesso architetto che lo ha progettato, appunto Gino Coppedè. Wikipedia recita che è "composto da diciassette villini e ventisei palazzine disposte intorno al nucleo centrale di piazza Mincio". Lì, nella piazza, vicini alla fontana delle rane, ci siamo noi, persi nell'incanto di un luogo surreale, dove i rumori della metropoli non arrivano e dove neanche la ressa del passeggio domenicale si spinge. Un'isola di pace spirituale e di ebrezza architettonica.
Case di marzapane, le chiama il libro, e capisco il motivo: solo in un materiale morbido come il marzapane si può pensare che qualcuno sia riuscito a scolpire questi piccoli e grandi capolavori. Non si trattava di un architetto, ma di un enorme pasticciere che con eleganza e pazienza ha tagliato il marzapane e ne ha fatto con un incantesimo sublime delle case vere e proprie... Non ho parole per descrive questo posto: il tempo è fermo, nullo, un punto che non si muove... fra strade irreali, mercatini d'altri tempi, arcate potenti con tanto di lampadario... non ho parole, ma la fortuna di aver visto, sentito, toccato, vissuto questo magico quartiere dove so che tornerò a cercare l'energia quando ne avrò bisogno... vedo canali, vedo percorsi, vedo magica geometria, dove prima vedevo solo strade, marciapiedi e cemento... qualcosa è cambiato, qualcosa nel mondo mi parla... ma lo aveva sempre fatto: solo ora sono pronto ad ascoltare!
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