venerdì, novembre 28, 2008

Gloria e rabbia

"Ogni scampo è preciso, e già Minerva
per l'asta mia ti doma. Ecco il momento
che dei morti da te miei cari amici
tutte ad un tempo sconterai le pene.
Disse, e forte avventò la bilanciata
lunga lancia. Antivide Ettorre il tiro,
e piegato il ginocchio e la persona,
lo schivò. Sorvolando il ferreo telo
si confisse nel suol, ma ne lo svelse
invisibile ad Ettore Minerva,
e tornollo al Pelìde. - Errasti il colpo,
gridò l'eroe troian, né Giove ancora,
come dianzi cianciasti, il mio destino
ti fe' palese. Dëiforme sei,
ma cinguettiero, ché con vani accenti
atterrirmi ti speri, e nella mente
addormentarmi la virtude antica.
Ma nel dorso tu, no, non pianterai
l'asta ad Ettorre che diritto viene
ad assalirti, e ti presenta il petto;
piantala in questo se t'assiste un Dio.
Schiva intanto tu pur la ferrea punta
di mia lancia. Oh si possa entro il tuo corpo
seppellir tutta quanta, e della guerra
ai Teucri il peso allevïar, te spento,
te lor funesta principal rovina.
Disse, e l'asta di lunga ombra squassando,
la scagliò di gran forza, e del Pelìde
colpì senza fallir lo smisurato
scudo nel mezzo. Ma il divino arnese
la respinse lontan. Crucciossi Ettorre,
visto uscir vano il colpo, e non gli essendo
pronta altra lancia, chinò mesto il volto,
e a gran voce Dëìfobo chiamando,
una picca chiedea: ma lungi egli era.
Allor s'accorse dell'inganno, e disse:
Misero! a morte m'appellâr gli Dei.
Credeami aver Dëìfobo presente;
egli è dentro le mura, e mi deluse
Minerva. Al fianco ho già la morte, e nullo
v'è più scampo per me. Fu cara un tempo
a Giove la mia vita, e al saettante
suo figlio, ed essi mi campâr cortesi
ne' guerrieri perigli. Or mi raggiunse
la negra Parca. Ma non fia per questo
che da codardo io cada: periremo,
ma glorïosi, e alle future genti
qualche bel fatto porterà il mio nome.
Ciò detto, scintillar dalla vagina
fe' la spada che acuta e grande e forte
dal fianco gli pendea. Con questa in pugno
drizza il viso al nemico, e si disserra
com'aquila che d'alto per le fosche
nubi a piombo sul campo si precipita
a ghermir una lepre o un'agnelletta:
tale, agitando l'affilato acciaro,
si scaglia Ettorre. Scagliasi del pari
gonfio il cor di feroce ira il Pelìde
impetuoso."
(Iliade di Omero, trad. V.Monti)

Nessun commento: