Autostrada. La nebbia mi impedisce di abbandonare lo stato di sonno e di entrare in quello di veglia: guido in uno stato di coscienza a metà, senza sapere se alla fine del viaggio sarò veramente a destinazione oppure mi sarò semplicemente svegliato nel mio letto... è tutto surreale, irreale, quasi a-reale: non so più cosa sia vero e cosa non lo sia... esattamente quello che dico ogni giovedì a dei poveri ragazzi che karmicamente sono costretti ad ascoltare le parole di un nuovo pazzo e di un vecchio sciamano: non esiste una realtà oggettiva, ovvero bella e immobile e lucente fuori di noi. Esiste solo la MIA realtà, quella della mia testa e del mio cuore, delle mie mani e del mio ventre. Quella di Khuzuk e di non-Khuzuk. Non esiste se non una manifestazione in continua rigenerazione.
All'improvviso entro in un quadro: il sole pallido e circolare che distrugge dall'alto la nebbia, che riesce però sempre a stare distesa orizzontalmente di fronte alla mia strada. E poi un corvaccio che mentre avanzo a 110 km/h cattura davanti a me la mia attenzione. Non sono sull'autostrada. Sono in un dipinto, nell'istante in cui una tela diventa realtà,o la realtà diventa un tela. Sono nell'istante dell'impressionismo.
Semplicemente divino momento di estasi.
Nessun commento:
Posta un commento