Passi ore, giorni e mesi a farti delle domande. Non aspetti neanche di darti delle risposte per la dannata fretta di porti la prossima maledetta domanda. Ultimamente odio muovermi in macchina: non è per il traffico, non è per la benzina, non è la paura che qualcuno scelga te come ultima persona da vedere da vicino prima di morire... Guido con prudenza, ormai non mi metto in macchina se sono anche solo un po' assonnato, non vado veloce mai: direi che sono un guidatore attento ma questa attenzione non nasce dal senso del dovere o di giustizia. Più regole ci sono da rispettare, meno tempo passa la mia mente ormai fottuta a pensare e ripensare se stessa... ma ormai anche le regole stradali, gli stop, le precedenze, i limiti, i raggi di curvutara e la curiosa forza centrifuga non bastano più... odio muovermi in macchina perchè lì dentro non c'è possibilità di fuggire dalle domande che mi perseguitano: mi rotolano addosso e non so veramente da dove diavolo possano uscire... così tante domande e non ho neanche il tempo di godermi le risposte, per la velocità con la quale altri quesiti mi piombano sopra... e nello stremo tentativo di azzerare la coda di richieste della mia mente, perdo me stesso, quello che sono, quello che mi piace di me, quello che gli altri apprezzano in me.
E' passato tempo da quando ho iniziato a percorrere quella che chiamo la Via e sapevo che il percorso sarebbe stato difficile: ho spalancato una porta che ne nascondeva mille altre, mille altre stanze, mille altre finestre... non potevo sapere su cosa dessero tutte queste aperture del mio cervello e ancora non lo so: mi fermo in una stanza, la squadro per un po', forse mi piace, mi dico, ma non faccio in tempo a godermela, perchè sento che è giunto il momento di aprirne un'altra... so che sto delineando un percorso, inutile a chiunque altro purtroppo, perchè è dentro la mie mente e basta, e so che questo percorso mi porterà verso la libertà, quella vera, non quella fittizia e venduta intorno a noi. La libertà di essere quello che si è.
All'inizio mi ero fatto una domanda, molto importante, e ormai l'ho dimenticata: questo mi rallenta nella mia ricerca incessante di libertà, ma mi chiedo ora quanto questa dimenticanza abbia agito come un bussola rotta lungo la Via... quanto mi sono allontanato da Essa? potrò tornare indietro e riprendere la strada giusta? avrò la forza di continuare il percorso sperando di arrivare comunque alla meta? Ancora domande. Ancora sempre dannate domande. Eppure è come se nella testa avessi mille e mille piccoli me stessi, tutti diversi, riflessi e deformati da mille specchi, anzi no, da mille frammenti di quell'unico specchio che all'inizio ero io. Ora non c'è più quella confortante superfice sulla quale potevo riconoscermi: mi fermo fin troppe volte davanti agli specchi che incontro e non per rimirarmi o aggiustarmi, ma con la speranza nel cuore di riconoscere quegli occhi che vedo davanti a me, quel viso, quella spalle, quelle braccia, quelle mani... le mani in realtà le riconosco ed è strano: le guardo spesso, le torturo in continuazione, ma rimangono per ora l'unica parte di me che non mi è aliena e forse questo mi da un po' di forza.
Mi pare che stessi parlando delle domande che mi faccio e di quanto mi stanchi di questi tempi andare in macchina, affollato appunto da mille pensieri irrisolti... già è vero... mille domande e mille pensieri, tutti insieme, che si azzuffano per uscire dalla mia bocca e quando lo fanno generano solo altri problemi, chiarimenti da fare, infelicità nelle persone che mi stanno vicino... semplicemente dovrei smettere di chiedermi sempre il perchè delle cose, il come delle azioni, il quanto dei gesti.
In realtà c'è una sola domanda che vale la pena di farsi: quando giocare? E la risposta è ovvia. Forse potrei semplicemente chiedermi questo ogni volta che sento l'esigenza di farmi una domanda e cercare spiegazioni. Non sono più intelligente di quanto lo fossi a vent'anni e con l'età non si diventa neanche più saggi: quello che prendiamo per saggezza in realtà è solo stanchezza.
Mi piacerebbe continuare a giocare, con la sabbia come quando ero bambino, senza scopo e senza preoccupazioni. Solo la sabbia fra le mie mani che scorre, si mischia e si confonde... sempre uguale e sempre differente.
Mi piace tanto la sabbia.
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