martedì, novembre 18, 2008

UME: quanto è difficile parlare con gli sconosciuti?

13 Novembre 2008

Come primo tentativo di esplorazione urbana devo dire che si presenta molto "impegnativo".
L'attesa, l'aspettativa era di arrivare con calma verso Piazza Re di Roma ma come al solito le aspettative sono fatte per essere disilluse, in qualche modo, in ogni modo. La città piange e il pianto mi blocca - macchina spenta in un lago che non riparte... e in seguito scoprirò non poter ripartire mai più - nel cemento del Torrino, direi a 500 metri in linea d'aria dal luogo di lavoro. E subito mi chiedo:
- Quale posto vedo sempre ma non osservo mai? -
La risposta è ovvia, ovvero proprio il Torrino, fatto di cemento e case-condominio. Ma ci sono anche giardini. Tolta la macchina dal lago in via del Fiume Giallo - nome molto adatto oggi, come mi fa notare un signore al quale chiedo dove mi trovo - e sguinzagliata la mia cara amica-sorella a lavoro - sorellina... quanto hai fatto bene a lavorare oggi! - aspetto e mi finisco l'ultima pagla.
Un signore mi ha aiutato a togliere la macchina dal lago, almeno nell'ultimo tratto in leggera salita: non gli ho chiesto nulla, mi ha visto e si è fermato.
Faccio 3 chiamate e attendo il rientro del "principale" - sacrosanta pausa pranzo, sono le 14! - Tutti passano ma poi uno si ferma, come me nel lago stagionale e io mi offro di aiutarlo a spingerlo - tanto sono già zuppo, ma conoscendomi l'avrei fatto comunque - ma lui non vuole, aspetta in macchina e pace, incurante del traffico. Io fuori sotto una pioggerellina fina non fastidiosa, anzi quasi piacevole, lui dentro forse innervosito, forse divertito, non saprei.
La sua macchina si riaccende, fuma, urla, stride ma si muove e in virtù della sua fede nem mezzo, esso si muove e lo porta trionfalmente fuori dal lago, asciutto, felice, soddisfatto. Morta. Scopro che lavora in IBM - il guidatore, non l'auto - e lì si dirige dopo aver deciso che può abbandonare la macchina della moglie lì dove si è fermata. Io invece rimango, forse avevo anche pensato di andare me rimango, ora voglio rimanere. Sono curioso di vedere cosa accade. E faccio bene.
Passa poco tempo, arriva un silenzioso e nascosto arcobaleno e con esso una ragazza con un cana dal buffo collare. Leda è il nome, non della ragazza, ma del cane. La guardo, neanche tanto però e lei si gira e mi chiede se serve aiuto. Sono sorpreso: una ragazza con cane mi chiede se mi può aiutare. Proprio strano. La ringrazio e le dico che aspetto: lei non vuole sapere neanche cosa. Si mette a camminare verso il lago e io le dico di stare attenta, che non è il caso. E lei mi risponde semplicemente che voleva vedere, attraversa e viene vicino a me.
E' stata dalla nonna per pranzo, mi confessa, poi mi chiede l'ora e afferma tranquilla che ha ancora un'ora prima di rimpredere il lavoro. Mi chiede se fumo e io le rivelo che ho finito le sigarette: - Non c'è problema: reggimi l'ombrello che te ne faccio una io! - e così mi passa l'ombrello verde chiaro.
Quanto è difficile parlare con uno sconosciuto?
Per me molto, per lei evidentemente non tanto: i suoi occhi azzurri sono tranquilli mentre mi rulla una paglia. Mi dice che un albero è caduto sui binari del treno per Ostia. Lo ha detto sua nonna.
Poi mi dice che ha le mani sporche - è vero sono gialle in parte - perchè ha raccolto funghi.
- E dove scusa? -
- Eh eh eh... se prometti di non dirlo a nessuno, te lo dico... - prometto e lei lo dice.
Sono sorpreso: i funghi porcini comuni al Torrino. Fumiamo un poco e lei va via.
Niente nome. Che bisogno c'è? Siamo amici di strada e il nome non serve.
Avevo dei dubbi sull'esplorazione? La città ha tanto da dire, tanto da urlare. Ora si può partire.

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