giovedì, agosto 24, 2006

Riflessioni sul Dragonbane (parte II)

Continuo a pensare a questa grande esperienza che è stata il Dragonbane. Riflettendo questa volta sul tema del larp, mi sono reso conto che l'argomento trattato e la tematica fondamentale dell'evento erano davvero moderne. Questo potrebbe sorprendere visto che il live era fantasy e quindi ambientato in un mondo che non esiste: normalmente, almeno nella mia esperienza in Italia, un larp fantasy è una classica avventura da libro di cappa e spada, dove i giocatori sono gli eroi che vivono una storia dei quali sono gli assoluti protagonisti. E questo paradigma l'ho visto in eventi piccoli e grandi, indipendentemente da chi fosse l'organizzatore: quando un giocatore partecipa ad un live si aspetta di esserne il protagonista. Il Dragonbane non poteva essere nulla diverso e di più lontano da questo: il larp giocato in Svezia era incentrato principalmente su un dramma interiore, etico, che ogni fazioni in gioco aveva. Noi cinderialini, abitanti di un villaggio protetto da un drago che pensavamo essere un dio benevolo, abbiamo visto come tutta la nostra vita non era stata altro che una menzogna ben architettata... ma se nasci e cresci adorando il Drago, potrai mai credere che Egli sia una semplice bestia? Molti di noi erano, in gioco, dei fanatici religiosi, che mai avrebbero creduto a un qualcosa di differente dalla loro religione: non bastavano i fatti, non bastavano le parole, non bastavano logica e razionalità... We are the Dragon! We love the Red One! Il Dragonbane è stato un live sui problemi che realmente esistono di rispetto di società diverse dalla propria, di tradizioni strane e forse pericolose, di popoli che vogliono vivere nel loro modo, benchè questo possa sembrare agli occhi di altri illogico... E' stato un gioco, in fondo, sul conflitto di società: molto moderno, molto profondo, molto reale.

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