venerdì, giugno 10, 2011

so long and thanks for all the fish

"Qualunque cosa accadde, accadde."
"Qualunque cosa che, accadendo, ne fa accadere un'altra, ne fa accadere un'altra."
"Qualunque cosa che, accadendo, induce se stessa a riaccadere, riaccade."
"Però non è detto che lo faccia in ordine cronologico."

(parole di Douglas Adams)

Da un po' volevo scrivere questo post, ma non trovavo la citazione giusta nè il titolo più corretto: alla fine ieri sera un film buffo tratto da una serie di libri geniale mi ha illuminato.

Tutto qui: chiudo questo blog. Non ho più niente da dire e (se mai lo avessi avuto) da dirvi. Addio e grazie per tutto il pesce.

martedì, giugno 07, 2011

CEIIINOSSSTTVV

"Il motivo fisico microscopico per il quale la molla accumula energia potenziale è lo stiramento dei legami intermolecolari, mentre il suo comportamento macroscopico è definito per molti materiali dalla legge di Hooke, che afferma che l'allungamento di un corpo elastico è direttamente proporzionale alla forza di trazione applicata. Allo stesso modo la contrazione è proporzionale alla forza di compressione." (tratto da Wikipedia)

C'è sempre un motivo microscopico e un comportamente macroscopico, in fisica come nella vita. Nella fisica però, spesso si possono fare tante cose solo partendo dal comportamento macroscopico: uno degli esempi è proprio la legge di Hooke. Ricordo vagamente quando l'ho studiata all'università e se non sbaglio la studiai sia nel corso di Sperimentazioni di Fisica I che in quello di Meccanica Razionale: generalizzando, questo tipo di fenomeni si affrontano nell'approssimazione della teoria dei piccoli spostamenti, che con parole semplici afferma che ogni spostamento da un punto di equilibrio stabile o da un vincolo genera una forza che è direttamente proporzionale allo spostamento effettuato, ammesso che esso sia piccolo appunto. Quindi, se siamo in un posto "comodo" o se siamo legati a qualcosa e ci spostiamo di poco da esso, dopo un po' ci ritorneremo, richiamati da una forza che è tanto maggiore quanto maggiore è lo spostamento che abbiamo fatto. E se ci spostiamo di tanto?

"Questo vale entro il limite di deformazione elastica, definito come il limite di forza massima applicata entro il quale il corpo elastico, rilasciato, ritorna alle sue dimensioni precedenti all'applicazione della forza; oltre questo limite i legami atomici si rompono e riarrangiano, e la molla si deforma permanentemente. In diversi materiali questo limite non è definito con precisione e si hanno fenomeni di deformazione con l'uso ripetuto: in questi casi la legge di Hooke non è rispettata" (tratto da Wikipedia)

E' incredibile pensare a quante verità contiene la legge di Hooke e anche la sua inapplicabilità: sembra essere la descrizione della vita stessa di ognuno di noi. O forse ce la vedo solo io che sono un po' pazzo tutta questa saggezza... Oltre il limite, i legami si spezzano, si riarrangiano e la molla (la vita?) si deforma permanentemente. Il limite qual è? Purtroppo non è definito, ma in generale esiste per qualsiasi materiale. Ed è anche chiaro un altro punto, fondamentale: una volta che il punto di deformazione, il limite di elasticità, è superato, allora la legge di Hooke non vale più... e cosa si fa allora? Beh, se si tratta di una molla, la si cambia... ma nel caso di una vita, cosa si fa?

"ut tensio sic vis" (parole di Robert Hooke)

Ma nel mio caso forse è meglio quello che dice il buon Isacco: hypotheses non fingo.

lunedì, giugno 06, 2011

L'anima è piena di stelle cadenti

La poesia è il salvagente
cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.
Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che feriscono, dei silenzi che trascinano verso il precipizio.
Quando sono diventato così impenetrabile
che neanche l'aria
riesce a passare.

(parole di Kahlil Gibran)

mercoledì, giugno 01, 2011

un’anima al cospetto di se stessa

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.

(parole di Pier Paolo Pasolini)

Le ferite sono esperienza o forse le esperienze portano sempre ferite... non so. Quello che so è che piano piano, a forza di farsi male, per caso, per ragione o per torto, la pelle, le ossa e i muscoli cambiano e con essi cambia la nostra essenza, il nostro modo di vedere il mondo e di starci dentro.
A forza di subire incidenti, a forza di riprendersi dalle ferite, a forza di resistere a tutto quello che ho intorno, le cicatrici hanno preso il sopravvento: ormai coprono gran parte del corpo. Ed è difficile guardarsi dentro e vedersi per quello che si era o si era immaginato di essere: così pieno di tagli, ancora freschi e altri vecchi, non vedo più chi io fossi e vedo invece quel che sono ora.
Il desiderio è sempre uno: fuggire con poche cose. Camminare lontano e non guardarsi più indietro. Dimenticare la vita e guardare solo ai passi. Per coraggio non ci sono mai riuscito: forse per disperazione potrei farcela.

domenica, maggio 29, 2011

lunedì, maggio 16, 2011

in retromarcia entrando nella vita

"Avrei potuto gridare per strada qualsiasi cosa senza che nessuno mi sentisse, senza che nessuno alzasse un dito. non si può dire che avrebbero dovuto. non chiedevo amore. ma c'era qualcosa di molto strano. i libri non ne avevano mai parlato. i genitori non ne avevano mai parlato. i ragni sì. vaffanculo" (parole di Charles Bukowski)

Come citazione da lunedì mattina ci sta tutta. Quando imparerò a essere quello che aspetta che la carne venga cotta mentre si gode la festa, piuttosto che quello che passa il tempo a cucinare la carne per gli altri? Non che mi dia fastidio essere un cuoco, ma a volte anche chi cucina ha piacere se qualcuno arriva con un piatto caldo per lui, no?

"A volte le cose sono proprio come sembrano, ecco tutto" (parole di Charles Bukowski)

giovedì, maggio 12, 2011

il dolore è una vela

Il dolore è una vela così incredibilmente lieve che nemmeno lo senti, comincia con la cadenza dolce della neve, ed è lì che ti perdi. Ha la faccia di un bambino e gli occhi di un lupo triste che ti lecca la mano, conosce ogni parola che non esiste e te le insegna una per una piano piano Ed improvvisamente ecco che hai dimenticato com’era bello l’amore, e te ne vai in giro come un vecchio cane sfiancato che non sente più nessun odore, torni a casa con la divisa di un soldato che non crede più nell’onore 

Non lasciarmi andare, non lasciarmi andare, non lasciarmi andare via, non lasciarmi andare, non lasciarmi andare, non lasciarmi andare via

Il bambino rincorreva la sua barca di carta, che ci vedeva la vita, ma il tempo non ha tempo, l’orologio s’incarta, la bussola è impazzita cammini dentro una nebbia di persone e di cose che ti facevano sognare, e hai voglia di andar via senza accampare scuse per non aver saputo amare, quando hai finito tutte le più inutili scuse per potere restare 

Non lasciarmi andare, non lasciarmi andare, non lasciarmi andare via, non lasciarmi andare, non lasciarmi andare, non lasciarmi andare via

Non ne ho la forza né la voglia di provarci e neanche le ragioni, altro che balle, sentimenti, tuffi al cuore e piagnistei per scrivere canzoni; vorrei guardare più lontano, ma lontano adesso è un tempo spaventosamente breve, vorrei sparire, cancellarmi, non amarmi, risvegliarmi che non so nemmeno dove non lasciarmi andare, non lasciarmi andare, non lasciarmi andare via, non lasciarmi andare, non lasciarmi andare, non lasciarmi andare via...

(parole e musica di Roberto Vecchioni)

Non esiste compassione per quel che è totalmente distrutto.

Lei: E come definiresti la sensazione che hai?
Lui: Non saprei... è una specie di dolore... di fitta leggera e costante... proprio sopra lo stomaco...
Lei: Un dolore, quindi... sei sicuro che sia un dolore? Provi un malessere fisico?
Lui: Sì... provo un senso di malessere, esatto. Una specie di nausea, misto a qualcosa che non saprei spiegare bene...
Lei: Non ci credo che non lo sai spiegare... riesci a parlare di qualsiasi cosa, facendo capire i concetti più complessi... rifletti su questo malessere... dimmi le cose che ti vengono in mente.
Lui: A volte vertigine... nausea... malessere, l'ho già detto... non saprei: è più come quando si ha tanta fame e tanta sete... no, più quando si ha fame, lo stomaco brontola perchè è vuoto...
Lei: Che c'è? Cosa pensi?
Lui: Vuoto, ecco cosa sento: un'opprimente sensazione di vuoto che nasce poco sopra la pancia e sotto il diaframma, qui, proprio qui. E' un vuoto, un'assenza che opprime, un senso di solitudine misto a desiderio... un vortice che si genera dentro e che cerca qualcosa...
Lei: Vedi che sei bravo a spiegare le cose...
Lui: Già, valesse qualcosa questa mia bravura... non vale nulla, come tutto il resto.
Lei: Perchè dici così? Molti direbbero che la tua vita è interessante... tu non sei d'accordo?
Lui: No. Non sono d'accordo. La mia vita è vuota. E' assenza.

"Se lo guardi non te ne accorgi: di quanto rumore faccia. Ma nel buio... Tutto quell'infinito diventa solo fragore, muro di suono, urlo assillante e cieco. Non lo spegni, il mare, quando brucia nella notte" (parole di Alessandro Baricco)

lunedì, maggio 09, 2011

g0

Se puoi vedere distrutto il lavoro di tuttta la tua vita
e senza dire una parola ricominciare,
se puoi perdere i guadagni di cento partite
senza un gesto e senza un sospiro di rammarico,
se puoi essere un amante perfetto
senza che l'amore ti renda pazzo,
se puoi essere forte senza cessare di essere tenero
e sentendoti odiato non odiare, pure lottando e difendendoti.
Se tu sai meditare, osservare, conoscere,
senza essere uno scettico o un demolitore,
sognare senza che il sogno diventi il tuo padrone,
pensare senza essere soltanto un pensatore,
se puoi essere sempre coraggioso e mai imprudente,
se tu sai essere buono e saggio
senza diventare nè moralista, nè pedante.
Se puoi incontrare il Trionfo e la Disfatta
e ricevere i due mentitori con fronte eguale,
se puoi conservare il tuo coraggio e il tuo sangue freddo
quando tutti lo perdono.
Allora i Re, gli Dei, la Fortuna e la Vittoria
saranno per sempre tuoi sommessi schiavi
e, ciò che vale meglio dei Re e della Gloria,
Tu sarai un uomo.

(parole di Rudyard Kipling)
Dedicato a tutti quanti noi, che camminiamo a volte vicini, a volte lontani, che parliamo di frivolezze nascondendo le lacrime, che pensiamo di aver fallito, che pensiamo di essere tranquilli. Dedicato a tutte le persone che incontro nella mia vita e con le quali condivido solo un piccolo frammento di quello che sono. Dedicato a tutte le persone che incontro nella mia e che condividono con me solo un piccolo frammento di quello che sono. Ogni giorno il sole è sempre lo stesso eppure è sempre diverso. Ogni giorno ricominciamo sempre da zero.

martedì, maggio 03, 2011

pur continuando a mangiare e a bere...

"Se la melanconia è uno stato di trasognamento diffuso che non giunge mai a una grande profondità né ad un'intensa concentrazione, la tristezza presenta, al contrario, una serietà ripiegata su se stessa e un'interiorizzazione dolorosa. Si può essere tristi da qualsiasi parte; ma mentre gli spazi aperti acuiscono la melanconia, quelli chiusi fanno aumentare la tristezza. Nella tristezza la concentrazione deriva dal fatto che essa ha quasi sempre una ragione precisa, mentre per la melanconia la coscienza non saprebbe individuare nessuna causa esterna. So perché sono triste, ma non saprei dire perché sono melanconico. Prolungandosi nel tempo senza mai raggiungere un'intensità particolare, gli stati melanconici cancellano dalla coscienza ogni motivo iniziale, presente invece nella tristezza" (parole di Emil Cioran)

unbroken light

"Vorrei stancarmi nel contemplare e nel pensare: vorrei chiudere gli occhi a poco a poco, e aprire l'anima ai sogni e sentire una musica che blandisce, ed odorare un profumo. Strana cosa è il sonno! Sento una calma, un riposo, una vicina oscurità" (parole di Ambrogio Bazzero)

C'è luce nella stanza. Si rigira nel letto, troppo pigro per alzarsi, troppo stanco per muoversi, con l'unico desiderio nel corpo e nell'anima di dormire. Eppure, non ci riesce: il letto è caldo, fastidiosio, appiccicoso per il troppo movimento. Le coperte sembrano bagnate, tanto lo avvolgono e lo stringono: lo soffocano, gli pare di affogare, di non avere spazio, di essere intrappolato. C'è troppa luce, pensa. Tutto tace, ma quella luce maledetta che entra dalla serranda rotta lo infastidisce, come una piccola scheggia di legno che non si vede e che ogni tanto si fa sentire. Maledetta luce, bofonchia. Il sonno non vuole arrivare, ogni posizione diventa scomoda: gli occhi sono pesanti, le braccia e le gambe intorpidite dalla stanchezza, il corpo sulla soglia dell'incoscienza... tutto il suo corpo insomma era pronto al sonno, ma non la sua testa, infastidita da quella dannata luce. Facendosi forza, quasi violenza, si alza, barcolla, si appoggia al muro e va verso la serranda, con gli occhi semi aperti, quel tanto che basta per non cadere. Arrivato lì, si stropiccia il viso e guarda: cerca la fonte di luce, ma non la trova. Si gira e la cerca: è nel buio della sua casa. Non c'è nessuna luce.

Oh damn be thine unbroken light!

lunedì, maggio 02, 2011

My spirit is too weak - mortality

Da quando mi sono svegliato oggi ho sentito un rumore costante. Era come quel rumore che accompagna i terremoti: l'avete mai sentito? E' ovunque, vi circonda, vi avvolge e, se vi fermate ad ascoltarlo, vi terrorizza, ghiacciando il sangue nelle vene. Ho lavorato, ho scritto, ho pulito casa e fatto le lavatrici: il rumore era sempre lì, mai coperto, mai sopito. Ho preso la macchina e sono andato al mare: c'era un vento alto ma non fastidioso, il sole riscaldava appena, le onde erano alte e l'acqua gelida. Intorno a me ogni tipo di rumore che al mare la natura concede: ma quel cupo rimbombare costante non smetteva di esserci, non voleva cessare. E più l'ascoltavo, più ne avevo paura, più in me qualcosa cresceva, nel petto, dietro le costole, più o meno dove abbiamo il cuore. E' il posto dell'anima e mi faceva male. Quando gli occhi sono diventati umudi, ho sfidado il freddo, le onde e i surfisti e mi sono buttato a mare: ho nuotato finchè i polmoni non bruciavano, finchè la milza non ce la faceva più, fino a quando le lacrime che erano iniziate a scendere dal primo piede in acqua non si erano del tutto perse nel mare, freddo, un po' violento, torbido. Lì, perso fra il cielo e la terra, mi sono lasciato sbattare dalla corrente: il rumore, quel rumore, lo stesso della mattina, continuava a esserci. Nulla lo copriva.
Sono uscito fuori: tremavo, ogni parte di me tremava. Mi sono messo sulla sabbia a prendere il caldo del sole e quello restituito dalla terra: purtroppo le lacrime c'erano ancora, ma più fastidioso di loro c'era quel dannato rumore.
Poi, improvviso, un dolore al petto, forte, profondo, intenso: non era fisico, no, purtroppo non lo era. Il dolore originava da dove partiva quel rumore che tutto il giorno aveva sentito: per un lasso di tempo che non saprei dire, i due coesistiterro, sembravano una cosa sola. Poi il rumore è cessato, così anche il dolore, e allora ho capito: qualcosa dentro mi si era rotto. La sofferenza era stata troppa, davvero troppa: non l'avevo riconosciuta, perchè non potevo immaginare nulla di così intenso e forte che potesse nascermi dentro. Nulla è stato mai così intenso come il dolore che per tutto il giorno mi ha accompagnato: alla fine qualcosa si è rotto, spezzato, è andato in frantumi. Innumerevoli volte quel rumore aveva fatto capolino, generato sempre nel medesimo modo, sempre da dove mai mi sarei aspettato che potesse provenire la sofferenza. E innumerevoli volte ero riuscito a placarlo, a rigettarlo indietro, a ingoiarlo di nuovo, sempre più amaro, sempre più pesante, sempre più in fondo.
Oggi non l'ho controllato: per la prima volta non ho lottato contro il dolore e lui ha vinto.  
Mi ha spezzato.

"Sai quando le persone diventano forti? Quando imparano ad accettare il dolore" (parole di Romano Battaglia)

venerdì, aprile 29, 2011

Denn Wort ist Waffe!

"Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono. Le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi quando lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare" (parole di Stephen King)

E stamattina guardarsi allo specchio e non riconoscersi è stata la sorpresa minore.

giovedì, aprile 28, 2011

marchio

...col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità...

(parole e musica di Fabrizio De André)

mercoledì, aprile 27, 2011

il bisbiglio

Give sorrow words: the grief that does not speak
whispers the o’er-fraught heart and bids it break

(parole di Shakespeare, tratto da Macbeth, Atto IV scena III)

Dove non v'è pietà, non può star felicità.

"Le uniche persone che conoscono la pietà sono quelle che ne hanno bisogno" (parole di Charles Bukowski)

Non dimentico nulla, non perdono nulla. Tengo tutto dentro e lì la rabbia e la delusione si mescolano, si alimentano l'una con l'altra e mi lacerano in continuazione... e non vi è pace per questo meccanismo infernale... non vi è possibilità di fuga da tutto questo...

Lei: Lo sai che sei tu l'ago della bilancia, vero?
Lui: Perchè devo essere sempre io l'ago della bilancia?
Lei: Perchè sei tu che permetti al mondo di comportarsi così...

Perchè non c'è pietà verso di me? Ora lo so... perchè sono io che non ho pietà verso me stesso, per primo... Non riesco a formulare una frase del tipo "io voglio che..." senza che i sensi di colpa mi assalgano... faccio sempre finta che vada tutto bene, incapace di desiderare, con la paura addosso, con le parole che pesano come macigni e che mi schiacciano l'anima... Non vale scusarsi con me, perchè non perdono nulla... perchè prima di perdonare gli altri, dovrei essere in grado di perdonare per primo me stesso... e non ci riesco... sono sempre e sempre sarò manchevole verso quel piccolo bambino... cazzo!

"It is not because angels are holier than men or devils that makes them angels, but because they do not expect holiness from one another, but from God alone" (parole di William Blake)

martedì, aprile 26, 2011

ma che razza di buio c'è nel cielo

L'infinito silenzio sopra un campo di battaglia quando il vento ha la pietà di accarezzare;
l'inspiegabile curva della moto di un figlio che a vent'anni te lo devi scordare...
Sentire d'essere noi le sole stelle sbagliate in questa immensa perfezione serale;
e non capirci più niente nel viavai di messia discesi in terra per semplificare.
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?Ma che razza di guitto mascherato da Signore sta giocando col nostro dolore?
Ma che razza di disperato, disperato amore,
lo potrà mai consolare?

Aprire gli occhi e morire in un fruscio di farfalla
neanche il tempo di una ninna nanna;
l'idiozia della luna, la follia di sognare,
la sterminata noia che prova il mare;
e a questa assurda preghiera di parole, musica, colori,
che Gli continuiamo a mandare,
non c'è nessuna risposta,
salvo che è colpa nostra e che ci dovevamo pensare.

Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?Ma che razza di disperato, disperato amore,
può tagliare la notte e il dolore?
Ma che razza di disperato, disperato amore più di questo
respirare, più di tutto lo strisciare?
più di questo insensato dolore?

Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di buio c'è nel cielo?
Ma che razza di disperato, disperato amore
più di questo insensato dolore?
Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
Ma che razza di buio c'è nel cielo?
Ma che razza di disperato, disperato amore più
di questo non capire, non sapere sbagliare e lasciarsi perdonare?
Ma chi è l'altro Dio che ho nel cuore?
Ma che razza d'altro Dio c'è nel mio cuore,
che lo sento quando viene,
che lo aspetto non so come
che non mi lascia mai,
non mi perde mai e non lo perdo mai.

 (parole e musica di Roberto Vecchioni)

scarpe impolverate e usate

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?
Lui: (silenzio)

Non ho dato ancora risposta a questa domanda...

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?
Lui: (silenzio)

Non lo so... non ne ho idea...

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?
Lui: (silenzio)

Il silenzio nasconde la risposta, l'imbarazzo generato da occhi che sanno la risposta e ti fissano aspettando solo che tu lo dica... ma tu non lo dici, perchè non vuoi sentire il suono di quella parola, la verità della tua intera vita, fatta di cose da fare, di rimorsi, di sacrifici, di rinunce e di rinvii...

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?
Lui: (silenzio)

Il rumore dei sogni che vanno in continuazione in frantumi è assordante, quanto il silenzio che urla dentro e fuori di te... e pensi a quel piccolo bambino, lo vedi accanto a te ogni giorno, che risponde lui al posto tuo... è vero: quelle persone non esistono più, sono diventati dei vecchi, pieni di rimorsi, di paura e di solitudine. Ora sembrano brave persone, bisognose di parole di affetto, di gesti e di cure... ma il bambino dagli occhi tristi è sempre accanto a te, che ti guarda, che vorrebbe giocare con qualcuno che non c'è, vorrebbe fare cose che non ha mai fatto e che mai farà... è accanto a te e non vale ignorarlo, non conta non guardarlo, perchè lui parla sempre al posto tuo e fa tutto quello che tu non vorresti fare o dire.

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?
Lui: nessuno.

Già. Ecco il suono che non volevo sentire. L'unica parola che non volevo usare ed eccolo quel bambino, gonfio di rabbia, pieno di paure, che vive nell'insicurezza. Eccolo lì. Fra me e lui solo un paio di scarpe vecchie e impolverate... pensavo fossero le scarpette rosse di Dorothy... lo speravo con tutto il cuore... con tutta l'anima...

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?

giovedì, aprile 21, 2011

il dolore che uno ha

Quando tutte le parole sai che non ti servon più
quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù
quando tiri in mezzo Dio o il destino o chissà che
che nessuno se lo spiega perché sia successo a te
quando tira un po' di vento che ci si rialza un po'
e la vita è un po' più forte del tuo dirle "grazie no"
quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà.
Sopra il giorno di dolore che uno ha.
Tu tu tu tu tu tu...

Quando indietro non si torna quando l'hai capito che
che la vita non è giusta come la vorresti te

quando farsi una ragione vora dire vivere
te l'han detto tutti quanti che per loro è facile
quando batte un po' di sole dove ci contavi un po'
e la vita è un po' più forte del tuo dirle "ancora no"
quando la ferita brucia la tua pelle si farà.

Sopra il giorno di dolore che uno ha.

Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà
quando l'aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà
quando questa merda intorno sempre merda resterà
riconoscerai l'odore perché questa è la realtà
quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai che or'è

che la vita è sempre forte molto più che facile
quando sposti appena il piede lì il tuo tempo crescerà

Sopra il giorno di dolore che uno ha
 

Tu tu tu tu tu tu tu tu tu...

(parole e musica di Ligabue) 

Dedicato a te, perchè non ho più parole mie da regalarti e il cuore fa male e la testa rischia di impazzire...