C'è luce nella stanza. Si rigira nel letto, troppo pigro per alzarsi, troppo stanco per muoversi, con l'unico desiderio nel corpo e nell'anima di dormire. Eppure, non ci riesce: il letto è caldo, fastidiosio, appiccicoso per il troppo movimento. Le coperte sembrano bagnate, tanto lo avvolgono e lo stringono: lo soffocano, gli pare di affogare, di non avere spazio, di essere intrappolato. C'è troppa luce, pensa. Tutto tace, ma quella luce maledetta che entra dalla serranda rotta lo infastidisce, come una piccola scheggia di legno che non si vede e che ogni tanto si fa sentire. Maledetta luce, bofonchia. Il sonno non vuole arrivare, ogni posizione diventa scomoda: gli occhi sono pesanti, le braccia e le gambe intorpidite dalla stanchezza, il corpo sulla soglia dell'incoscienza... tutto il suo corpo insomma era pronto al sonno, ma non la sua testa, infastidita da quella dannata luce. Facendosi forza, quasi violenza, si alza, barcolla, si appoggia al muro e va verso la serranda, con gli occhi semi aperti, quel tanto che basta per non cadere. Arrivato lì, si stropiccia il viso e guarda: cerca la fonte di luce, ma non la trova. Si gira e la cerca: è nel buio della sua casa. Non c'è nessuna luce.
Oh damn be thine unbroken light!
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