Da quando mi sono svegliato oggi ho sentito un rumore costante. Era come quel rumore che accompagna i terremoti: l'avete mai sentito? E' ovunque, vi circonda, vi avvolge e, se vi fermate ad ascoltarlo, vi terrorizza, ghiacciando il sangue nelle vene. Ho lavorato, ho scritto, ho pulito casa e fatto le lavatrici: il rumore era sempre lì, mai coperto, mai sopito. Ho preso la macchina e sono andato al mare: c'era un vento alto ma non fastidioso, il sole riscaldava appena, le onde erano alte e l'acqua gelida. Intorno a me ogni tipo di rumore che al mare la natura concede: ma quel cupo rimbombare costante non smetteva di esserci, non voleva cessare. E più l'ascoltavo, più ne avevo paura, più in me qualcosa cresceva, nel petto, dietro le costole, più o meno dove abbiamo il cuore. E' il posto dell'anima e mi faceva male. Quando gli occhi sono diventati umudi, ho sfidado il freddo, le onde e i surfisti e mi sono buttato a mare: ho nuotato finchè i polmoni non bruciavano, finchè la milza non ce la faceva più, fino a quando le lacrime che erano iniziate a scendere dal primo piede in acqua non si erano del tutto perse nel mare, freddo, un po' violento, torbido. Lì, perso fra il cielo e la terra, mi sono lasciato sbattare dalla corrente: il rumore, quel rumore, lo stesso della mattina, continuava a esserci. Nulla lo copriva.
Sono uscito fuori: tremavo, ogni parte di me tremava. Mi sono messo sulla sabbia a prendere il caldo del sole e quello restituito dalla terra: purtroppo le lacrime c'erano ancora, ma più fastidioso di loro c'era quel dannato rumore.
Poi, improvviso, un dolore al petto, forte, profondo, intenso: non era fisico, no, purtroppo non lo era. Il dolore originava da dove partiva quel rumore che tutto il giorno aveva sentito: per un lasso di tempo che non saprei dire, i due coesistiterro, sembravano una cosa sola. Poi il rumore è cessato, così anche il dolore, e allora ho capito: qualcosa dentro mi si era rotto. La sofferenza era stata troppa, davvero troppa: non l'avevo riconosciuta, perchè non potevo immaginare nulla di così intenso e forte che potesse nascermi dentro. Nulla è stato mai così intenso come il dolore che per tutto il giorno mi ha accompagnato: alla fine qualcosa si è rotto, spezzato, è andato in frantumi. Innumerevoli volte quel rumore aveva fatto capolino, generato sempre nel medesimo modo, sempre da dove mai mi sarei aspettato che potesse provenire la sofferenza. E innumerevoli volte ero riuscito a placarlo, a rigettarlo indietro, a ingoiarlo di nuovo, sempre più amaro, sempre più pesante, sempre più in fondo.
Oggi non l'ho controllato: per la prima volta non ho lottato contro il dolore e lui ha vinto.
Mi ha spezzato.
"Sai quando le persone diventano forti? Quando imparano ad accettare il dolore" (parole di Romano Battaglia)