martedì, aprile 26, 2011

scarpe impolverate e usate

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?
Lui: (silenzio)

Non ho dato ancora risposta a questa domanda...

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?
Lui: (silenzio)

Non lo so... non ne ho idea...

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?
Lui: (silenzio)

Il silenzio nasconde la risposta, l'imbarazzo generato da occhi che sanno la risposta e ti fissano aspettando solo che tu lo dica... ma tu non lo dici, perchè non vuoi sentire il suono di quella parola, la verità della tua intera vita, fatta di cose da fare, di rimorsi, di sacrifici, di rinunce e di rinvii...

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?
Lui: (silenzio)

Il rumore dei sogni che vanno in continuazione in frantumi è assordante, quanto il silenzio che urla dentro e fuori di te... e pensi a quel piccolo bambino, lo vedi accanto a te ogni giorno, che risponde lui al posto tuo... è vero: quelle persone non esistono più, sono diventati dei vecchi, pieni di rimorsi, di paura e di solitudine. Ora sembrano brave persone, bisognose di parole di affetto, di gesti e di cure... ma il bambino dagli occhi tristi è sempre accanto a te, che ti guarda, che vorrebbe giocare con qualcuno che non c'è, vorrebbe fare cose che non ha mai fatto e che mai farà... è accanto a te e non vale ignorarlo, non conta non guardarlo, perchè lui parla sempre al posto tuo e fa tutto quello che tu non vorresti fare o dire.

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?
Lui: nessuno.

Già. Ecco il suono che non volevo sentire. L'unica parola che non volevo usare ed eccolo quel bambino, gonfio di rabbia, pieno di paure, che vive nell'insicurezza. Eccolo lì. Fra me e lui solo un paio di scarpe vecchie e impolverate... pensavo fossero le scarpette rosse di Dorothy... lo speravo con tutto il cuore... con tutta l'anima...

Lei: ma ad alessandro chi ci pensa?