Il dolore di questi ultimi giorni ha preso forma e aspetto ieri, mentre leggevo un interessante articolo sull'oggettività della realtà e il soggettivismo nella fisica moderna: ciò che mi ha annullato, che mi ha svuotato realmente, è la solitudine nata dalla concreta incapacità di comunicare con gli altri.
"La mappa non è il territorio" recita come un mantra il buon F.Capra nel suo personale Tao e l'articolo di ieri ci ricama su riflessioni interessanti, la principale delle quali ha ben colto l'essenza del mio dolore: il pensiero nasce dalla parola e dal pensiero nasce poi l'immagine del mondo, quindi dei suoi eventi e quindi anche delle persona che incontriamo, che amiamo e che ci sono vicini... ma se le parole che usiamo non sono le stesse, come possiamo pretendere di comunicare? Ed anche se il loro suono è lo stesso, il significato si rivela non esserlo in tutta la sua crudeltà: mi ero illuso che fosse possibile, ma non lo è... non lo è stato...
La vera illusione che ci protegge dalla più grande delle solitudini è proprio questa: l'intrinseca incapacità di comunicare alcunché agli altri. Addio Maya... Amen.
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