Nient'altro che vuoto, vertigine: all'improvviso delle semplici parole mi hanno trasportato sulla più alta delle vette, sospeso sopra il nulla della mia esistenza, chiedendomi come delle parole che tanto semplici evidentemente non sono possano fare questo... senza trucco... senza inganno... l'essenza della vita nella sua negazione... la morte che trasforma da potenza in atto la vita... il tempo che finalmente si spiega e si dispiega, mostrando la sua chiusura.
"Nella vita autentica l'esser-per-la-morte non significa mettere in atto il suicidio. Esso è un modo di vivere, non un annullamento della vita. È comprensione autentica della propria esistenza, non autosottrazione all'esistenza. È vivere «anticipando la morte» in ogni progetto e in ogni atto, laddove questo anticipare dà senso ad ogni momento esistenziale. È vivere con la consapevolezza che l'esistenza è «finita», è rischio, bisogno, instabilità, problematicità di fronte al «futuro». La dimensione del futuro è dunque connessa all'esistere, anzi è il carattere proprio dell'esistere. Ma proiettarsi nel futuro è riprendere se stessi, cioè ciò che io «sono stato» e ciò che io «sono»; è riproporre se stessi davanti a sé; dunque allora la «temporalità» è l'elemento caratterizzante l'Esserci, il quale, nel presente, attua l'unità estatica di passato e futuro. L'Esserci, cioè, si temporalizza; nel presente si «ex-tende» dal passato al futuro; e ciò è, in senso proprio, «ex-sistere», esistenza. Esso si proietta nel futuro assumendo il proprio «destino». " (da Essere e Tempo di Heidegger)
Nessun commento:
Posta un commento