Un film straordinario, da vedere e rivedere finchè non si stampa nella testa e si impreme sulla retina: il significato della vita dei Monty Python è semplicemente esilarante, ma al tempo stesso di una profondità unica. Una dissacrante commedia, per chi non lo sapesse, che parla dei vari momenti della vita dell'uomo e tentando di trovarci un qualche significato: ma perchè poi, ci si chiede guardando il film.
C'è forse un significato nel nascere solo perchè il proprio padre non si può mettere un preservativo? O nel combattersi l'uno con l'altro mentre si dovrebbe invece festeggiare? O forse nel raccogliere il vomito di qualcuno? E infine, che significato c'è nel morire quando si viene inseguiti da decine di donne belle e seminude?
Nessuno. O tutti, O forse la domanda è mal posta.
Cameriere: "Che senso ha la nostra vita qui?"
Donna delle pulizie che raccoglie il vomito: "Mah.. nella mia vita ho trovato lavori filosoficamente peggiori..."
Sublime mente pervesa dei Monty Python: questa notte ho continuato a pensare a questa frase e a quanto fosse vera, veritiera, pesante e genuina... si potrebbe parlare di questo film per ore, se le moderne teorie sulla geografia del mondo non si fossero dimostrate errate... vedetelo!
Tutti noi percorriamo una strada, lunga o breve, dritta o tortuosa, non importa. La scegliamo o ci dicono altri quale percorrere? In generale non saprei dirlo con esattezza, ma per quanto mi riguarda la mia strada è frutto un po' della volontà altrui e un po' della mia volontà: forse è solo frutto della mia paura e della mia incapacità a concludere le cose... fatto è che tutti noi percorriamo una strada che è attraversata da altre infinite strade: ad ogni incrocio decidiamo se continuare per la nostra o cambiarla. Perchè? Perchè non ne finiamo una che sia una di strada? Perchè tendo a percorrerne tante diverse o forse a scegliere sempre la più facile, la più normale, la più conveniente? Perchè sono fatto così, tremendamente pigro e pauroso da non avere il coraggio di percorrere la strada che più amo fino in fondo, per quanto tortuosa e dura possa essere.
E' questa la verità: devo percorrere una strada, senza se e senza ma. Ora ho il coraggio.
Occorreva premunirsi prima della partenza in Svezia: nel caso durante il live il mio personaggio fosse stato ucciso, cosa avrei fatto per tutto il tempo nel campo base fuori gioco? E' così ero alla ricerca di un libro da portarmi appresso, un libro carino, leggero e che fosse abbastanza vario da non mandarmi in noia troppo presto. Decisi quindi di acquistare un libro di racconti, un'antologia di autori diversi, in modo da evitare la noai durante la lettura: sapete com'è, quando beccate un libro che non vi piace, no?
Il caso (o il destino, fate voi) ha voluto che mi imbattessi in un'antologia nordica, (Nordic Light della Mondadori), di giovani autori, danesi, norvegesi e svedesi: scopo della raccolta è quello di avvicinare a una letteratura europea, ben poco conosciuta in Europa, a causa delle difficoltà linguistica, e allo stesso tempo di guidare il lettore all'interno del disagio giovanile nordico... wow! Perchè non comprarlo?
Mi sono poi ritrovato travolto da eventi che bene o male sono narrati in questo blog e non ho avuto la fortuna e l'occasione di leggere il libro in Svezia, ma l'ho letteralmente divorato al mio ritorno dal nord... che dire: stando in quel paese così lontano emotivamente dall'Europa mi ero accorto che il mondo per loro doveva apparire diverso e diversamente lo dovevano pure vivere.
Per me è trattato di vivere in un universo perfetto, dove tutto scorreva a un ritmo calmo, preciso, scandito da un grande orologio invisibile: ogni membro di quella comunità all'apparenza costituiva ai miei occhi un ingranaggio perfettamente intergrato con il resto... era affascinante da osservare, ma forse lo era solo dall'esterno? Il libro mi fa pensare di sì: il disagio espresso all'interno, la tristezza e la brutalità che emergono da quelle pagine, mi fanno pensare che la perfezione del meccanismo nordico sia bello solo per chi non ne costituisce una parte... sono contento di aver letto il libro dopo essere stato in Svezia, perchè ne è potuta nascere una riflessione più genuina.
Stupendo il racconto di un giovane trentenne svedese che scorre contemporaneamente su tre livelli temporali differenti, che alcune volte si mischiano in stile hiphop: difficile da seguire, ma sicuramente d'effetto.
Stranamente rimane fuori dai giochi la misteriosa Finlandia: il popolo finnico mi incuriosisce sempre più e credo che ben presto lo andrò a trovare nella sua dimora, fredda e lontanta...
Esistono favole senza draghi..
Senza cavalieri,castelli e fate
Esistono favole,fatte di urli,
Lacrime e sangue.
Ci sono solo gli spettatori-spettri
Che cercano di creare immagini catartiche.
Ed il viaggio inizia presto I colori immaturi,
Stuprano le sfere di cristallo..
Dei pensieri e della nostra pseudo- saggezza
Storie dimenticate,
Di trovatori avariati
Abbracciano il corpo..repellente
Pieno di rughe, oramai
Cercando le rovine di una Itaca incatata
E di un scopo,per vestire le mie ombre
Mi sono persa in un labirinto
Fatto di spine e di brandeli di carne
I respiri coloro che non hanno trovato ancora rifugio
Danno ritmo al mio passo,passo pesante
Dodici regni ho inciso con saliva e sangue
Sangue spruzzato dalle mie viscere.
Regni lontani
Si stanno spegnendo
Dentro un cerchio di fuoco
E la nebbia uccide il vostro sguardo
A voi,
Che cercate di cantare senza respiro.
Poesia di un mio amico o amica misteriosa...
Continuo a pensare a questa grande esperienza che è stata il Dragonbane. Riflettendo questa volta sul tema del larp, mi sono reso conto che l'argomento trattato e la tematica fondamentale dell'evento erano davvero moderne. Questo potrebbe sorprendere visto che il live era fantasy e quindi ambientato in un mondo che non esiste: normalmente, almeno nella mia esperienza in Italia, un larp fantasy è una classica avventura da libro di cappa e spada, dove i giocatori sono gli eroi che vivono una storia dei quali sono gli assoluti protagonisti. E questo paradigma l'ho visto in eventi piccoli e grandi, indipendentemente da chi fosse l'organizzatore: quando un giocatore partecipa ad un live si aspetta di esserne il protagonista. Il Dragonbane non poteva essere nulla diverso e di più lontano da questo: il larp giocato in Svezia era incentrato principalmente su un dramma interiore, etico, che ogni fazioni in gioco aveva. Noi cinderialini, abitanti di un villaggio protetto da un drago che pensavamo essere un dio benevolo, abbiamo visto come tutta la nostra vita non era stata altro che una menzogna ben architettata... ma se nasci e cresci adorando il Drago, potrai mai credere che Egli sia una semplice bestia? Molti di noi erano, in gioco, dei fanatici religiosi, che mai avrebbero creduto a un qualcosa di differente dalla loro religione: non bastavano i fatti, non bastavano le parole, non bastavano logica e razionalità... We are the Dragon! We love the Red One! Il Dragonbane è stato un live sui problemi che realmente esistono di rispetto di società diverse dalla propria, di tradizioni strane e forse pericolose, di popoli che vogliono vivere nel loro modo, benchè questo possa sembrare agli occhi di altri illogico... E' stato un gioco, in fondo, sul conflitto di società: molto moderno, molto profondo, molto reale.
E' ancora calda la notte romana: gli ultimi momenti di gloria estivi o l'annuncio di un torrido settembre? The climate of Barrow is artic. Temperatures range from cold as shit to fucking freezing. Il sole sta lentamente tramontando e illumina di un rosso caldo e rassicurante la stanza dove mi trovo. The sun is setting for the last time until december. You're telling me you can't sit with your life and watch? Le ombre si allungano dentro la stanza, fino poi ad essere ingoiate dall'oscurità: accendo la luce per continuare. What kind of stuf you want, stranger? [...] He asked for whiskey and a bowl of raw hamburger meat! Certo che sta rinfrescando velocemente... un po' di brividi lungo le gambe: sarà il venticello che entra dalla finestra... Computer's down. Phone's not working. Gus probably fell asleep again. Give it a couple of minutes. Davvero particolare questo clima: si sa quello che sta per accadere, ma è difficile aspettarserlo realmente... in fondo, non esistono... Hee hee. You can wait all you want. All you have left is time. Hee hee. Sarà uno di loro? Sono già arrivati quindi... cazzo! Fossi in loro gli sparerei e scapperei! Blam! Is he dead? Blamblamblam! He's dead now. Appunto... e ora? Dove sono gli altri? Ma come faranno a sopravvivere...
E questo è solo l'inizio di una trilogia horror di vecchio stampo (come dice il mitico Clive Barker): è una storia classica di vampiri antichi e di uomini moderni, una storia sulla sopravvivenza di una razza rispetto all'altra, di istinti e di emozioni. E' una bella storia, mai banale, sempre coerente, dal ritmo incalzante e dalle tavole splendidamente disegnate.
Leggetela: 30 Giorni di Notte, scritta da Steve Niles, disegnata da Ben Templesmith, pubblicata in Italia dalla Magic Press.
Dedico al caro amico che ci ospita ogni estate questa poesia di Montale, che molto ricorda il luogo incatevole dove passiamo ogni estate... auguri e grazie di tutto.
ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora I minuti sono eguali e fissi come
I giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.
Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi la marina
che tramano di conche I soffi leni:
ed è raro che appaia nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe
o nel sospiro del frangente
si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere
segnarti codesta via di fuga labile
come nei sommossi campi del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.
Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.
(E.Montale, Ossi di Seppia)