"Fui pervaso fin nel più profondo del cuore dal sentimento dell'impermanenza di tutte le cose che mi era stato trasmesso da mia madre. La vita umana era effimera come i petali avvizziti, spazzati via dal vento. La nozione buddhista dell'impermanenza (mujo) faceva parte del mio essere più intimo. Niente nell'universo intero può resistere al tempo. Tutto ne viene travolto, tutto è condannato a scomparire o a mutare. Anche lo spirito, come la materia, è chiamato a trasformarsi, senza mai poter raggiungere la permanenza. Per questo l'uomo è costretto ad avanzare in solitudine, senza alcun appoggio stabile. Come è detto nello Shodoka, neppure la morte, che lascia ciascuno solo nella sua bara, è definitiva. Soltanto l'impermanenza è reale" (parole di Taïsen Deshimaru)
Da alcuni giorni vengo pervaso da un senso di vuoto spinto, che mi torce lo stomaco e mi stringe il cuore, quando penso al concetto di morte: nessun istinto suicida, ovviamente, ma una riflessione emotiva e razionale al tempo stesso, che mi porta a confrontarmi con il gioco della vita, con la sua utilità o, meglio, con la sua inutilità. Sento profondo in me per la prima volta il peso concreto del non senso, dell'inutilità e dell'assurdo. Un peso difficile da sostenere che mi riporta alla mente la mia solitaria esperienza estatica, quando mi sono forse affacciato dall'altro lato, forse ho guardato attraverso una finestra opaca ma non nera, forse ho superato l'impermanenza data dal Velo e ho visto qualcosa di diverso. Non riesco a dire cosa, ovviamente, perchè come dice Dante l'Alta Fantasia non serve di fronte alla Divine Geometrie. E ora capisco il bisogno, la fame che il Maestro solitario mostra ogni volta che lo sento: il desiderio ancestrale di tornare lì per un poco e di affrontare poi il mondo con maggiore e immotivabile serenità.
"È necessario che l'anima continui ad amare a vuoto, o per lo meno a voler amare, anche soltanto con una parte infinitamente piccola di se stessa. Allora un giorno Dio stesso viene a rivelarsi a lei e a mostrarle la bellezza del mondo, come avvenne per Giobbe. Ma se l'anima cessa di amare precipita già qui sulla terra in uno stato quasi equivalente all'inferno" (parole di Simene Weil)
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