"Non c'è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo di un precipizio, medita di gettarvisi." (parole di Edgar Allan Poe)
E il baratro è sempre lì, nascosto da qualche cespuglio, molto vicino al mio sentiero, ma in realtà vicino anche alla grande autostrada di questi tempi: il baratro è sempre lì, vicino, spaventosamente vicino, necessariamente vicino. Riesco a sbirciare oltre le rade siepi che ci separano e vedo nella sua infinita caduta il mondo per quello che è: un'illusione ben progettata, un matrix molto colorato, un grande inganno collettivo. E ora che so questo, cosa dovrei fare? La domanda chiave di tutto il mio cammino è sempre la stessa: cosa fare? Già perchè non c'è valore nella riflessione fine a se stessa, non c'è significato nel pensiero che pensa se stesso, non c'è strada da percorrere dentro le proprie speculazioni. Il mondo è lì, nel baratro: gli occhi si fanno stretti e vedo solo poche sagome, troppe indistinte per essere riconosciute... cosa fare? Forse perchè conosco l'illusione dovrei fermarmi? Non gioco anche se so che tutto è solo un semplice passatempo? No, non posso. Guardo nel baratro e sorrido, torno sul sentiero e agisco.
"Neo: Why do my eyes hurt?
Morpheus: You've never used them before."
(tratto da Matrix)
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