"L'inconscio è il mare del non dicibile, dell'espulso fuori dai confini del linguaggio, del rimosso in seguito ad antiche proibizioni." (parole di Italo Calvino)
E' vero, non considero la narrativa come qualcosa di impegnativo, come può esserlo un saggio di Dennet o le parole di Heidegger: tuttavia, non è solo per questo che la considero "inferiore" alla saggistica.
La narrativa gioca con l'incompletezza del linguaggio, collocandosi laddove il segreto del nostro animo si incontra con la impotenza della parola: gioca sul confine e il suo è un gioco all'inganno, quasi d'azzardo, dove tiene banco... e si sa, chi vince tra banco e giocatore!
Visto che soffro molto questo inganno, mi tengo lontano allora dal romanzo, proprio per non subire quest'ulteriore e non necessario torto.
Alla fine però non si vive di sola saggistica e qualche volta essere imbrogliati può risultare anche piacevole, soprattutto da un maestro della parola, come lo è Calvino: ho risalito il fianco della collina quindi, scoprendo con piacere l'animo umano nascosto all'interno di piccole e misteriose tane di ragno... Grazie, cara compagna del dharma, per questo inatteso regalo.
Nessun commento:
Posta un commento