domenica, giugno 28, 2009

Siate realisti: chiedete l'impossibile

"Come si può continuare a vivere con le mani vuote quando prima stringevano l'intera speranza del mondo? Come venirne fuori? Fare un contratto con la propria solitudine, no? Mettersi d'accordo con la vita. Darsi delle ragioni, scegliersi un'esistenza tranquilla, consolarsi. Non è per Caligola" (da Caligola di A.Camus)

Mentre tutto mi scivola fra le mani come sabbia, mi rendo conto di non aver mai avuto nulla di reale fra di esse: il vento basta da solo a sbriciolare quelle che evidentemente non sono certezze ma solo insicurezze essiccate... Non è possibile resistere in queste condizioni, non c'è modo di andare avanti e neanche di tornare indietro... Non c'è movimento in questo caos. C'è solo ferma confusione: sembra di muoversi, ma in realtà non si fa proprio nulla. Si sta immobili, guardandosi intorno come ebeti, ridendo di stupidità e piangendo di idiozie. Aspettando il falso movimento delle ferie. Aspettando il falso significato dei weekend. Aspettando e aspettando, nient'altro che il futuro amico ma falso che scacci il presente odioso ma sincero. Nessun gesto ha molto significato ma forse per questo dovrei piegarmi e fare quello che tutti fanno? Non ne vedo il motivo se non per questioni di energia: ma tanto vale bruciare prima, in fretta, saltando come vivo fuoco, che consumarsi lentamente nella cenere. Non lo so: è solo una delle tante possibilità, forse ognuna inutile, forse ognuna uguale.

"Non c'è nessun cielo, Cesonia" (da Caligola di A.Camus)

venerdì, giugno 26, 2009

il mio dovere

"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani.Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti" (parole di Antonio Gramsci)

Ecco cosa cerco: il mio dovere. Ecco cosa mi continuo a chiedere in questi giorni: cosa devo fare? E in quel "devo" c'è tutta la mia vita, è tutta la mia vita... Sarebbe facile capirlo se il demone hillmaniano mi parlasse chiaramente: il Maestro direbbe che parla chiaramente e che ho paura a seguirlo... e probabilmente da buon maestro, ha ragione e torto al tempo stesso... la ragnatela che mi invischia è amica e nemica al tempo stesso: mi protegge dalla caduta ma mi impedisce di cadere. Forse ognuno di noi dovrebbe sinceramente porsi la domanda: che devo fare in questa vita? E poi scegliere la risposta più difficile... lì si nasconde il demone, il nostro demone, la nostra essenza... rifletto. E nel frattempo ringrazio gli Dei.

giovedì, giugno 25, 2009

Lì... ad Atene... un tempo...

"Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così."
(dal Discorso agli Ateniesi, 461 a.C., di Pericle)

mercoledì, giugno 24, 2009

scarico

Mi sento una pila scarica che hanno lasciato ancora attaccata al telecomando di un vecchio televisore: ogni tanto funziono, mi sintonizzo su un canale ma poi non riesco a fare zapping, non ne ho la forza... ho poche energie, quasi niente... e queste poche energie che ho vengono risucchiate quando mi sintonizzo sul canale sbagliato... aspetto che la soluzione elettrolitica dentro di me si riposi un attimo... per fare il nuovo cambio di canale... intanto medito sul fatto che le dinamiche sono sempre le stesse, non cambia mai nulla: mi illudo che qualcosa cambi, muti, si evolvi, ma è tutto sempre uguale, ciclico e ogni cosa, ogni persona me lo fa ricordare, spesso con cruda naturalezza... prima nelle illusioni avevo la speranza, ora nelle illusioni non c'è più nulla se non un pizzico di disperazione... ma sta diminuendo anche quella... almeno si spera... ahahah!
Vorrei avere un po' più di forza così da spiegare alle persone intorno a me che l'egoismo non è la libertà... nella testa mi tornano belle parole piene di qualche verità...

"La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione"
(parole di Giorgio Gaber)

martedì, giugno 23, 2009

Eccola la Tirannia: si vede all'orizzonte!

Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni.
E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori
è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendono gli stessi diritti, la stessa considerazione dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno.
In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta:
la TIRANNIA
(da La Repubblica - Libro VIII di Platone)

lunedì, giugno 22, 2009

unico bisogno

"Ma non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti. È vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. Questo mondo così com'è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell'immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo" (dal Caligola di A.Camus)

venerdì, giugno 19, 2009

Le chiacchiere se le port lu vend...

"Man is the only real enemy we have. Remove Man from the scene, and the root cause of hunger and overwork is abolished forever. Man is the only creature that consumes without producing. He does not give milk, he does not lay eggs, he is too weak to pull the plough, he cannot run fast enough to catch rabbits. Yet he is lord of all the animals. He sets them to work, he gives back to them the bare minimum that will prevent them from starving, and the rest he keeps for himself" (da La Fattoria degli Animali di G.Orwell)

...e li maccarun abbott' la panze...