"il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta" (parole di Primo Levi)
Non pensavo che il suono della mia voce potesse essermi così fastidioso: non è per il tono, non è per l'accento o i ricordi di un dialetto che diventa sempre più lontano. E' proprio per quello che dico. Sentire le mie confessioni è insopportabile per primo a me stesso.
"Il soggetto sogna a occhi aperti" è come dargli torto, direi io. Ma non mi ero mai fermato a riflettere sul motivo di questo mio costante sognare, di immaginarmi situazioni che non accadranno mai, parole che mai verranno dette e gesti che non vedrò mai da me e per me. Ho sempre pensato che fosse un "effetto collaterale" del passatempo che ho da tanto tempo ormai: quando sei abituato a immaginarti situazioni e a tentare di descriverle al meglio, rispondendo nel minor tempo possibile alle reazioni imprevedibili di altre, quando insomma passi un po' del tuo tempo come narrastorie dilettante, pare quasi normale che la tua mente sia abituata a vagare spesso. Non avevo mai riflettuto su quanto tempo passasse la mia testa fra le nuvole della mia immaginazione: ci passa così tanto tempo che quelle non sono più fantasie, diventano più simili ai ricordi. E allora le racconti, prima di tutto a te stesso, poi a volte anche ad altri, perchè in fondo pensi che siano più interessanti della tua vita.
No, non è vero, non è per questo che le racconti: quando altri parlano di me, delle cose che faccio e di quello che sono, penso di non essere un tipo banale, piatto, ma in fondo di essere minimamente interessante. E allora perchè fuggo nelle nuvole, a occhi aperti, a ogni occasione: non sono io a farlo, purtroppo. Non vorrei ma ormai so che non è così: c'è un piccolo bambino, dagli occhi tristi e dai modi riservati, che ha iniziato a rifugiarsi in questi posti per necessità, perchè non c'era molto altro da fare e perchè lì, forse, non c'era nessuno che potesse dargli l'impressione di non volerlo.
Forse è tutto lì: nelle nuvole quel bambino ha fatto la casa ed è difficile farlo scendere ora.
"Chi crede ai sogni, si trova in mano un pugno di mosche" (vecchio detto italiano)