soli
con la nostra speranza vegetale,
soli
con la nostra desolazione
in mano agli angeli
(parole di Guido Gerboni)
Un viaggiatore del mio stesso Dharma, mai incontrato ma che ormai capisco bene, neanche fosse quel vecchio signore che incontri ogni giorno al bar, oppure quella signorina dallo sguardo triste o, forse, solo stanco che osservi ogni giorno mentre aspetta il treno. Persone che fanno il tuo stesso percorso, con il tuo stesso male dentro: sono le uniche persone dalle quali puoi trarre empaticamente energia, e dirti, e dirgli, e dirci "dai, dai, DAI! Che la giriamo" come direbbe anche il buon René... Comunque sia, Guido mi regala due parole geniali messe insieme lì, per caso forse ma che hanno trovato un senso nello loro stare l'una accanto all'altra... Speranza Vegetale... la migliore espressione per il nostro comune stato esistenziale... eternamente in attesa di tempi migliori, di momenti migliori, di possibilità e di occasioni... che tanto non si creano: il nostro è un sogno vegatale... siamo come piante che sperano di avere le gambe... geneticamente condannati all'immobilità spirituale... per sempre bloccati nel vaso che gli Dei hanno scelto per noi, sperando, sognando, gridando a Qualcuno di svasarci e metterci in un altro vaso, che ci piace di più, che è più largo, più adorno... rimettetemi nella Terra dalla quale mi avete preso, Vi prego!
E intanto sto qui, con la desolazione in mano (grazie ancora Guido!) e l'unica cosa che posso fare è offrirla agli Dei... una lacrima nel cuore, le mani che tremano e gli occhi che non vogliono più guardare.
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