"Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi sul petto della madre, io veglio nel deserto." (parole di H.Hesse)
Ci sono persone che conosci e dimentichi, altre invece che rimangono accanto a te, per caso o per fortuna, o forse perchè il Dharma vuole che siate compagni, amanti, amici e chissà cos'altro. Altre persone quando le conosci ti squarciano per il dolore da dentro, e se accade è solo per due motivi: hai paura di diventare come loro oppure senti la loro umanità ferita.
Ne conosco due di persone così, una direttamente, l'altra indirittamente... di quest'ultima ho una pena infinita: alla fine, non sembra vivere peggio di molti altri... ieri qualcuno lo ha definito parassita: per me è un uomo che non voleva nascere e che è stato strappato all'oblio da mani crudeli. E ora soffre e non può fare altro che soffrire, perchè è già nato con la Verità che gli scorreva dentro... il suo dolore a volte diventa genio di parole, ma immagino, senza illudermi, che il più delle volte rimanga dolore inespresso. Per lui provò pietà, quella vera, quella straziante, quella che ti rode quando sai che nulla puoi fare quando vorresti fare realmente qualcosa. E allora piangi per lui.
L'altra persona, quella di cui ho paura, è piacevole, simpatica, intelligente e acuta come ben poche persone, ma sola, infinitamente ma soprattutto volutamente da sola in questo mondo: lo guardo e vedo me stesso con più coraggio in corpo. E ho paura, perchè contrariamente a quanto si può dire, nessuno vuole davvero rimanere solo. E comunque, una cosa sono le parole, ben altro la scelta della solitudine.
Ho paura pensando a lui perchè vedo me e a volte lo desidero veramente di essere lui: anche allora piango.
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