E' come se vivessi con un costante senso di nostalgia addosso... e non è una sensazione recente, ma antica: ho come l'impressione di averla avuta sempre addosso, sempre attaccata nelle viscere, che mi rodeva, mi mordeva, mi divorava dall'interno, rendendomi insofferente, nervoso, insoddisfatto... manchevole.
Con occhi intenti seguono ogni mossa
delle mie mani industri a rinnovare
la gabbia al novo giorno.
Un'ombra appena d'apprensione superstite,
visibile al buon custode.
Contentezza provano che m'occupi di loro,
e quella esprimono, se intendo il caro linguaggio,
in sommessi brevi trilletti.
Ma forse è umana illusione
che ai tetti degli uomini
e alle cure sieno paghi.
Una gabbia è una gabbia;
e in cuore vaghi serbano
indistruttibili ricordi delle Canarie,
dei natii boschetti.
(parole di Umberto Saba)
Ci ho messo tanto tempo per capire di che tipo di nostalgia si trattasse: ho pensato fosse per una vita tranquilla e poi anche per una caduta dall'alto di chissà quale dio. Infine sono giunto a compredere dove si nascondesse questa nostalgia: era la più ovvia, quella che da sempre ho avuto, io come gli altri, davanti agli occhi. La nostalgia che nasce dal non avere una risposta alla più semplice delle domande: che ricordi hai di te e di lei da piccolo?
E la risposta è l'imbarazzo che nasce violento dal guardare una foto e dire semplicemente: non ricordo nulla, proprio nulla. E' questa la mia nostalgia.